Design Editoriale e Impaginazione: "Le favolette di Wittgenstein"

Per l'opera di Giuseppe Manfridi, "Le favolette di Wittgenstein", pubblicata da Edizioni Efesto, ho curato l'intero progetto grafico e l'impaginazione professionale. Il volume esplora il pensiero filosofico attraverso una forma narrativa breve e simbolica, tessendo un dialogo tra metafora, identità e il panorama che ci circonda.

Coordinamento Grafico e Layout Editoriale

In questo progetto di grafica editoriale, il mio obiettivo è stato creare una struttura che desse respiro alle riflessioni profonde dell'autore. Ho curato la veste grafica della copertina, integrando l'illustrazione di Antonella Rebecchini in un layout equilibrato che rispetti l'identità della collana. L'interno è stato progettato con un'impaginazione professionale attenta ai ritmi del testo, garantendo una gerarchia tipografica che agevola la lettura delle "favolette", permettendo al lettore di immergersi pienamente nelle analogie e nei simboli cari a Wittgenstein.

Caratteristiche Tecniche e Presentazione

La copertina è stata stampata su carta patinata opaca, una scelta che conferisce al libro un aspetto sobrio e raffinato, perfetto per un saggio di natura filosofico-letteraria. Ho gestito l'architettura dei testi includendo le alette informative e assicurando la massima coerenza visiva tra fronte, dorso e quarta. Per la presentazione nel mio portfolio, ho realizzato dei mockup 3D personalizzati che mostrano il volume nella sua fisicità, evidenziando il gioco di specchi e riflessi suggerito dalla sinossi e la cura del dettaglio grafico complessivo.

Categoria Grafica Editoriale
Cliente Edizioni Efesto, Roma
Periodo Ottobre 2024
Caratteristiche coordinamento grafico di copertina e impaginazione professionale per un'opera filosofico-narrativa

Sinossi

Forse fra venticinquemila anni, sotto le rovine di un’antica biblioteca del XXI secolo, un archeologo ritroverà un’edizione del Faust di Fernando Pessoa e leggerà l’incipit “Ah, tutto è simbolo e analogia / …)”. Poi si accorgerà che accanto giace questo libro di favolette, lo apre (a caso) e legge: “Wittgenstein e lo specchio in cui si specchia. Wittgenstein, facendosi la barba, non può evitare di elucubrare su ciò che vede, vale a dire lo specchio in cui si specchia… La vita è un transito fra specchi. Tutto ci illustra. Tutto è raffigurazione di noi, anche noi stessi, e ogni metafora ci riguarda sempre. Tutto ci ripete”. Tutto ci ripete, non “tutto si ripete”, Nietzsche è lontano, è andato da Zarathustra. La favoletta prosegue: “I nostri amori, i nostri paesaggi, le nostre ambizioni. Chi ci viene incontro, chi ci rasenta, chi pretende di fermarsi in eterno presso di noi... specchi... opachi, argentati, limpidi... e così noi per gli altri!... Noi per quelli. Noi che non rappresentiamo noi stessi, ma che siamo il panorama attorno: l’intero panorama, sprovvisto solo della nostra figura, del nostro cuore, della nostra faccia. Noi che possiamo vedere tutto, tranne i nostri occhi. A malapena la punta del naso. Noi siamo dove non siamo. Noi siamo attorno. Mentre dove in realtà siamo, o dove ci pare d’essere, è il punto di noi che ci rintraccia ovunque. Il punto vuoto, che di noi si colma”. Adesso l’archeologo penserà che il caso esiste. Ma a tramestare vieppiù nella polvere, trova La biblioteca di Babele di Jorge Luis Borges. Allora saprà che al posto del caso c’è l’infinito con un’infinità di infiniti al suo interno, fra i quali l’infinito dei Wittgenstein di Manfridi. 
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